2015 – Era il 2009 quando scrissi queste parole, dentro traboccava il disonore di sentirmi parte di un mondo privo di compassione, umanità, etica, le stragi continuano, e sento dire…

MI VESTO A LUTTO marzo 2009

 

Mi vesto di nero

perchè in lutto davanti a questa terra in cui vivo.

Terra

dove si bestemmia l’ opulenza

davanti agli ultimi che annegano

per raggiungerla;

mi vesto a lutto

per questa terra

dove si crede ai nani illusionisti ma

non si crede alla magia,

non si ricorda i bisogni

gli emigranti di 50 anni fa,

la fame;

mi vesto a lutto

per questa terra

dove hanno scordato di insegnare la loro lingua ai propri figli

ma … dove andiamo, noi, noi,

dove andiamo?*

Se il razzismo entra nel cuore e acceca,

mi vesto a lutto dopo che ho sentito

nella mia lingua madre:

“dovaressin dagji fûc su la spiagja là che a rivin che su ju mandis indaûr prima o dopo a tornin”*

io mi vergogno e taccio dimentico la mia lingua, taccio, mi vergogno mentre ora proprio ora si sfascia fasciame di carrette del mare, contro la punta di questo stivale ricco e consumato e la gente piange ride piange, aggrappata con i denti a una tavola alla deriva, verso il futuro, verso un pezzo di pane, verso l’ingiuria, verso la violenza, scappando dalla violenza e un pezzo di pane un bicchiere d’acqua, verso il diritto di essere nato, un pezzo di pane, la gente ride, una tavola alla deriva e la gente piange, la gente ride, un pezzo di pane, un bicchiere d’acqua, un mare d’acqua, salata, affondo, affondo in questo grembo di sale di lacrime blu che abbiamo pianto, affondo, affondo e la gente ride.

*in lingua friulana “Dovrebbero dargli fuoco, là sulle spiagge dove arrivano, perchè se li rimandi indietro prima o dopo tornano”*

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